Proprio ieri si è concluso l’evento annuale di Google, il Google I/O; un evento nel quale Google presenta tutte le sue novità, tra cui gli aggiornamenti di Android. Protagonista dell’evento di quest’anno è stata proprio la major release del robottino verde. Android P si pone al pubblico come la naturale evoluzione di Oreo seppur apportando delle modifiche al suo interno.

L’integrazione dell’intelligenza artificiale è stato proprio il primo tema da cui Big G è partito. In tal senso, Android P introdurrà due nuove funzionalità di machine learning, denominate Actions e Slices. La prima funzione, come si può intuire dal nome, riguarda le azioni che possono essere eseguite attraverso una piccola riga posizionata al di sotto delle app usate di recente, e che possono essere avviate dall’utente dal launcher stock.

La seconda invece darà la possibilità all’utente di accedere velocemente a determinate funzionalità e scorciatoie ricercandole con facilità in Google Search. Come abbiamo detto precedentemente, queste funzioni saranno dipendenti dall’uso specifico che il singolo utente farà, grazie al machine learning.

Sempre con l’ausilio del machine learning, Android P introdurrà le funzionalità Adaptive Brightness e Adaptive Battery. La prima funzione andrà a collaborare con i sensori di luminosità degli smartphone, regolando la luminosità del display in base alle abitudini del consumatore e in base anche alle condizioni ambientali (possiamo immaginare che lo smartphone in base al meteo regoli automaticamente la luminosità).

La seconda funzione andrà a migliorare in maniera non indifferente la vita e la salute della batteria degli smartphone (secondo quanto dichiarato da Google durante il corso della conferenza). Questa funzione studierà tutte le app usate dall’utente, capendo quali richiedono un maggiore lavoro da parte della CPU e quelle che ne richiedono di meno, destinando a queste ultime meno performance e quindi un minor consumo di batteria.

Il gigante californiano ha inoltre introdotto il concetto di “benessere digitale”. Android P infatti integrerà una serie di strumenti che aiuteranno l’utente ad utilizzare in maniera meno ossessiva i social, le app e i giochi ed evitare così la dipendenza da smartphone. Questo sarà possibile grazie a un’apposita Dashboard che consentirà, ad esempio, di monitorare il tempo passato davanti allo smartphone, oppure di impostare un avviso che ci inviti a fare una pausa dopo un periodo di utilizzo assiduo del telefono.

Nella nuova versione del robottino verde troviamo ancora (e per fortuna) i tasti indietro e home, ma ci sono state anche le aggiunte di alcune gesture (un po alla iPhone X, ma dal funzionamento differente) che andranno sicuramente a rimpiazzare la mancanza del tasto multitasking. Ma oltre questo ci sono tante altre modifiche che sono state apportate sotto la pelle del sistema operativo che ora andremo ora ad elencare.

  • Display cutout support:  un vero e proprio supporto ai notch. Android P renderà più semplice per gli sviluppatori ottimizzare le app in caso di presenza di questo particolare estetico, grazie alla presenza di librerie dedicate.
  • Multi-camera API: ci sarà la possibilità, per gli sviluppatori, di poter ottenere lo stream da due o più fotocamere contemporaneamente, aprendo a tutta una serie di utilizzi ad-hoc.
  • Indoor positioning: Android P supporta il protocollo Wi-Fi IEEE 802.11mc (WiFi RTT), che consente alle app di misurare la distanza dagli access point, triangolando  la posizione degli utenti nei luoghi chiusi con un’approssimazione di 1-2 metri.
  • Open Mobile API NFC: le app saranno in grado di accedere a un sistema protetto e abilitare pagamenti con smart card servendosi appunto dei chip NFC.
  • Messagging notifications: nelle notifiche per le app di messaggistica, gli sviluppatori potranno inserire nuove funzionalità come il mostrare correttamente immagini e adesivi, visualizzare conversazioni complete con i nomi dei contatti e suggerire risposte rapide coerenti con la conversazione.
  • Data cost e JobScheduler:  utilizzando i segnali di stato della rete provenienti dagli operatori, JobScheduler (l’API di pianificazione di determinati task) può controllare qual è l’attività in sospeso di un’app, posticipandola in caso di rete congestionata o effettuando il prefetch con rete libera.
  • ImageDecoder: Android P supporta meglio GIF e WebP grazie all’introduzione di questo sostituto di BitmapFactory.
  • Security Improvements: Android P utilizza un’interfaccia più coerente per l’autenticazione delle impronte digitali attraverso le app, con una finestra di dialogo standard per l’utente. Il nuovo software cambia anche i valori predefiniti per il Network Security Configuration, al fine di utilizzare una connessione TLS sicura. Limitato anche l’accesso al microfono, alla fotocamera e ai sensori di un dispositivo da parte delle app inattive.
  • Introdotto il supporto all’HDR VP9 Profile 2, codifica di immagini HEIF, miglioramenti per l’autenticazione delle impronte digitali, e prestazioni ART, ottimizzazione efficienza energetica.

Con l’esordio della seconda Developer Preview di Android P, Google ha anche introdotto una novità importante per il Programma Beta ufficiale. Da oggi infatti questo consentirà di provare la nuova major release, con la possibilità di ricevere gli OTA delle varie beta oltre a un contatto diretto con la community ma non solo a bordo degli smartphone Pixel.

Infatti sono supportati nel Programma Beta ufficiale di Android P infatti anche il Mi Mix 2S di Xiaomi, il Nokia 7 Plus, il Sony Xperia XZ2, l’Essential Phone, l’Oppo R15 Pro, il One Plus 6, il Vivo X21, il Vivo X21 UD, e, ovviamente, i quattro smartphone della serie Pixel.