Il 2017 è stato l’anno  della moda dei display borderless che però hanno portato un grosso svantaggio in termini di uso quotidiano degli smartphone, cioè la sparizione del lettore di impronte nella parte frontale del display. C’è chi lo ha spostato nella parte posteriore, chi nella parte posteriore lo ha sempre avuto il lettore e chi lo ha eliminato totalmente, ma in ogni caso nessun produttore ha adottato il tanto eclatante sensore sotto il display. Come mai?

Si è sentito tanto parlare nei mesi scorsi di questa tecnologia, anche noi di Dexploit abbiamo affrontato questo tema in un nostro articolo; si pensava addirittura che la Apple avrebbe integrato questa tecnologia su iPhone X (cosa che non è avvenuta) e poi a Dicembre dello scorso anno la Synaptic ha annunciato il primo lettore di questo genere. Proprio quest’ultimo è stato adottato dal Vivo X20 Plus UD e dal Huawei Mate Porsche Design RS, che però ha anche un lettore sul retro.

Insomma questa tecnologia a quanto sembra è ancora molto acerba e non ci sono informazioni circa un uso nell’immediato futuro. Tutto questo sarebbe dovuto a una scarsa affidabilità del sensore nel tempo. Col passare del tempo questi si deteriorano, e anche in fretta stando ai dati.

Il CEO di Huawei, Richard Yu, ha in primis ammesso onestamente che sul Mate Porsche Design RS ci sono due sensori proprio perché il lettore sotto il display non offre la stessa sicurezza e precisione di quello tradizionale, ma ulteriori conferme sono arrivate da un ingegnere di un’azienda che produce dispositivi top di gamma.

Questa fonte anonima ha spiegato che il lettore sotto il display funziona solo con gli schermi OLED e le prestazioni della letture sono dovute alle condizioni stesse del display. Il problema è che i display OLED sono costruiti da materiale organico ( da qui il nome OLED che sta per Organic Light Emitting Diode), che si deteriorano col tempo.

Fisiologicamente, gli schermi OLED perdono luminosità, anche se gli utenti non se ne accorgono perché esistono apposite tecnologie che compensano questo difetto. Tuttavia, questo calo di luminosità influisce negativamente sui lettori sotto al display. Secondo quanto riferito già dopo sei mesi iniziano a presentarsi difficoltà di lettura e dopo due anni il riconoscimento dell’impronta diventa davvero problematico, se non impossibile.

E’ possibile arginare questo problema riducendo le prestazioni del sensore, ma come potete ben immaginare già il riconoscimento dell’impronta è difficoltoso senza restrizioni, riducendo le prestazioni il sensore diventerebbe pressoché inutilizzabile. E in ogni caso, come rivela sempre la fonte, dopo i fatidici due anni di vita, il sensore “muore”.

Quindi per il momento questo progetto è proprio da scartare per i prossimi smartphone. Staremo a vedere se in futuro qualcuno troverà una soluzione per questo problema o se qualche produttore integrerà lo stesso questa tecnologia.