Oggigiorno si fa un gran uso delle parole Millennials Nativi Digitali, in riferimento alle più giovani generazioni per le quali strumenti come computer, smartphone o il web più in generale, fanno parte integrante della quotidianità e della loro mentalità, aprendo loro le porte a prospettive precluse a coloro per i quali il rapporto con la tecnologia assume piuttosto i contorni di una faticosa lotta. Però spesso non si considerano i risvolti negativi di questo scenario, rappresentati da possibili dipendenze e abusi nell’utilizzo dei dispositivi sempre connessi ad internet.

Proprio in questi giorni è stata effettuata una ricerca, nata dalla collaborazione tra Skuola.net, Università di Roma La Sapienza e Università Cattolica di Milano, per conto della Polizia di Stato, la quale ha fatto emergere dati non proprio rassicuranti circa il rapporto del popolo italiano con internet e gli strumenti che ne consentono l’accesso, andando ad analizzare in particolare la popolazione dei giovani italiani.

Per questa ricerca sono stati intervistate 6.671 persone, tutte comprese tra gli 11 e i 25 anni di età, ed è emerso che il 45% dei ragazzi e sopratutto degli studenti passa circa 5/6 ore al giorno online, con picchi anche superiori riscontrati tra i 19enni. Ma ciò che crea più scalpore non è tanto l’uso continuato, ma principalmente il controllo compulsivo del proprio dispositivo mobile, fino a 20 volte l’ora, equivalenti a circa una sbirciata ogni 3 minuti per controllare eventuali notifiche ricevute. E in caso di mancanza di traffico dati (dovuto ad esempio a problemi di copertura o di esaurimento dei GB) vengono assaliti da una sensazione di disagio e ansia che passa una volta riconnessi.

Nonostante essere nativi digitali ha degli obbiettivi vantaggi rispetto alle vecchie generazioni, cioè rende (o meglio ci rende) capaci di destreggiarci tra gli strumenti più avanzati ed utilizzare le enormi potenzialità del web, le nuove generazioni usano il web soltanto marginalmente (11%) come strumento di ricerca e apprendimento e per la maggior parte del tempo usano i social network (42%).

 Diffusa è soprattutto la pratica del selfie, uno dei simboli del ruolo pervasivo dei social nella vita quotidiana. Il 60% dei giovani dichiara di postarne almeno uno a settimana, il 14% ammette di postarne in media uno al giorno, mentre il 13% addirittura più volte nell’arco della stessa giornata. Il fine è quello di conquistarsi più like possibile, tanto che non pochi tendono a cancellare i post che non riscuotono il successo sperato, o a mettere a repentaglio la propria incolumità per qualche scatto sensazionale e fuori dal comune.

Questi dati ci mostrano come non ci sia una vera e propria educazione all’uso e al rispetto di questo potente e immenso strumento quale è il web, il quale meriterebbe senz’altro uno spazio fisso e regolamentato nel processo di crescita dei ragazzi. Proprio Google, nonostante sul web e sugli smartphone fondi il suo impero multi miliardario, durante  il keynote dell’ultimo Google I/O, si è a lungo soffermata sulle contromisure che intende fornire agli utenti per persuaderli a prendersi delle sane pause dal web e dal proprio smartphone. Se tutto questo è avvenuto da parte di un colosso come Google un motivo c’è.